In memoria del Prof. Giuseppe Panimolle

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In data 13 Dicembre 2018, proprio nel giorno dell’onomastico di sua moglie Lucia, il Prof. Giuseppe Panimolle ci ha lasciati per sempre, per tornarsene alla Casa del Padre dopo una vita di fraterno e zelante servizio.

Nato ad Agosta nel 1928 in seno ad una famiglia di modesti contadini, ancora bambino fu introdotto da papà Amerigo e da mamma Amalia nel mondo agricolo e ricevette un’educazione alla fede cristiana che lo portò ad essere un attivista dell’Azione Cattolica. In quanto esperto di canto Gregoriano il Professore ha animato, fino a che le condizioni di salute glielo hanno permesso, le sacre funzioni nella nostra parrocchia, partecipando inoltre a tournée in tutto il mondo insieme al coro.

Spesso scherzando egli diceva che la penna pesa molto più della zappa: lasciata la vita contadina, Panimolle perseguì gli studi accademici laureandosi a pieni voti presso la Facoltà di Magistero di Roma, discutendo la sua tesi con il latinista Prof, Marmorale. In questo stesso periodo conobbe e sposò Lucia, da cui ha avuto tre figli: Maria Letizia, Lia Marina e Paolo.

Dopo la laurea egli si dedicò all’insegnamento prima come maestro elementare, poi come professore di Lettere ed infine come Dirigente Scolastico. Si occupava, nel suo tempo libero, di studi di ricerca classica: tra le opere pubblicate ricordiamo quella monumentale sugli Acquedotti di Roma Antica. Studiò inoltre la storia della Valle dell’Aniene e del suo patrimonio popolare. Nel 1979 vinse il primo premio al concorso di poesia del Monferrato con il racconto inedito “Il tesoro dell’acqua bruna”.

Giuseppe era molto soddisfatto dei suoi studi e dei traguardi raggiunti, ma riteneva necessario dedicare le sue energie anche all’ambito politico. Fu dapprima sindaco di Agosta, poi consigliere e assessore della provincia di Roma. Aderì alla Democrazia Cristiana e mai vi si allontanò. Una qualità particolare del Professore politico è stata la sua grande opera di mediazione: egli cercava in ogni occasione di sanare le divisioni, conscio che queste potevano generare solo lacerazioni nel tessuto sociale.

Quando tutto sembrava procedere per il meglio, la salute cominciò a dargli qualche problema, ma nonostante ciò il Professore continuò la sua attività di scrittore e divulgatore della nostra storia e della nostra cultura contadina. Con la perdita della cara moglie Lucia, da tempo malata, Giuseppe attraversò un periodo di comprensibile turbamento, dal quale riemerse grazie al suo spirito tenace, e nonostante l’età e gli acciacchi continuò la sua attività di scrittore con pubblicazioni di carattere storiografico, opere di narrativa, raccolte di poesie, una riedizione “popolare” de Gli Acquedotti di Roma e della Resistenza nell’Alta Valle dell’Aniene e saggi pubblicati a livello nazionale.

Caro Professore, ti giunga il nostro grazie per il tuo impegno politico e per la scossa culturale che non hai mai smesso di riservare alla Valle dell’Aniene ed al tuo Paese natale.

Sei stato la nostra voce ed il rappresentante più importante, per cui la tua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile. Ti salutiamo con le parole che il Padre Dante fa rivolgere dal poeta latino Stazio al Maestro Virgilio: ”FACESTI COME QUEI CHE VA DI NOTTE, CHE PORTA IL LUME DIETRO E SE’ NON GIOVA, MA DOPO SE’ FA LE PERSONE DOTTE.” (Purgatorio XXII)

Prima di chiudere non possiamo non rinnovare verso questo benefattore il nostro GRAZIE da parte di Agosta e della Valle dell’Aniene che hanno conosciuto, grazie a lui, momenti di prosperità e serenità. Buon viaggio Professore.

Gli amici della Ginestra

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