DDL CALDEROLI: Comunicato stampa del Presidente UMCEM Lazio Achille Bellucci

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E stato presentato il disegno di legge sulla montagna dal titolo: DISPOSIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO E LA PROMOZIONE DELLE ZONE MONTANE
Già dal titolo si capisce che nel “riconoscimento” possono essere inseriti dei concetti e parametri che se restrittivi e volti al risparmio di risorse faranno correre dei rischi d’involuzione e peggioramento dell’attuale situazione che è al limite del degrado.
La legge è attesa da anni e questa occasione non va sprecata.
Ma la prima impressione è che non si è ancora compreso che senza risorse adeguate non si fanno vere e utili riforme, ma si disperde quel poco che abbiamo.
Infatti le montagne delle Alpi ed i monti dell’Appennino, si stanno spopolando e degradando principalmente per carenza di risorse e di personale, nonché di servizi alla persona, ed il danno conseguente è un acuirsi del dissesto idrogeologico degli effetti nefasti delle calamità naturali che inevitabilmente scendono a valle: la siccità, gli incendi, l’abbandono verso aree di comfort e di welfare, come del resto a livello ragionale e nazionale UNCEM denuncia.
Naturalmente tutto ciò costa risorse considerevoli, ma a posteriori, quindi secondo una consolidata logica aberrante, che vede la politica spendere per assistere e risarcire e non le leggi del Parlamento per prevenire.
La prevenzione temiamo, se non si cambia in profondità il testo, non appartenga al DDL la cui ratio appare altra, quasi punitiva delle zone montane che la Costituzione, all’art.44 secondo comma tutela.
Entrando nel merito:
• Si conferma l’uso dei decreti attuativi, come in questo caso, per l’elaborazione di parametri altimetrici e delle pendenze (90gg) ed i relativi elenchi comunali (+90gg). Bisognerebbe invece discuterne e legiferarne in Parlamento, dipendendo da essi il carattere estensivo o riduttivo del provvedimento, andando a precisare e distinguere ruolo e caratteristiche sia delle montagne delle Alpi, che dei monti dell’Appennino. Lasciare indistinte queste differenze senza un pronunciamento normativo chiaro non può che fare confusione. Questo è il cuore politico del DDL e bisogna fare tutta la pressione necessaria per distinguere, e soprattutto finanziare correttamente la legge.
• L’idea invece che trapela è quella del risparmio raschiando il barile delle stesse solite scarse risorse ed addirittura del recupero di esse come ci fossero dei casi di “riconoscimento improprio”. Infatti il comma 7 dell’art.7 tratta di recupero di maggiori oneri derivanti dalle scuole di montagna, divenute non più di montagna.
• Il tema delle risorse non presenta alcuno sforzo nuovo verso le necessità sia dei territori che delle istituzioni montane, Comuni, CM, UdC di far fronte a problemi epocali che si avviano drammaticamente alla loro fase finale: si inserisce invece la caccia a maggiori oneri non dovuti, crediti d’imposta, storno secco da quanto finanziato dal FOSMIT.
• Poiché non c’è cenno ad una rimodulazione della legislazione concorrente con le Regioni, e ce ne sarebbe invece un gran bisogno a cominciare dalla profilazione di un modello nazionale di ente montano da far adottare ed adattare dalle Regioni, non si capisce quindi la ratio del DDL, né gli effetti benefici che potrebbe avere.
• Infatti non si accenna neanche ad una tavolo di concertazione e semplificazione delle troppe numerose strategie che si accavallano sul territorio: Strategia Montagne Italiane, SNAI, ZES, Forestale, GC, legge 158/2017, per non parlare dei provvedimenti regionali, un guazzabuglio indecifrabilmente variegato.
• Quasi ogni articolo dei 23 della legge è accompagnato dal “bugiardino” – “Attenzione si tratta di una norma programmatica da cui non conseguono nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica!” – Quindi c’è un susseguirsi di molte ovvietà che potevano anche essere omesse nel DDL. Addirittura all’art.11 ed all’art 15, si dice :” Si tratta di una norma di principio ed a contenuto ordinamentale, priva di effetti negativi sulla finanza pubblica “ rivelando come e cosa si intenda per finanza pubblica, cioè un totem da contemplare ed implorare, magari in suo nome sprecare e disperdere, ma mai “spendere bene”.
• L’impiego del credito d’imposta sembra essere l’unica novità e quanto esso sarà positivo lo vedremo.
Lancio un appello alle forze politiche: che il Parlamento si occupi della montagna senza pregiudizi e senza preconcetti, ma per assicurare l’osservanza della Costituzione e quindi la sua tutela e valorizzazione, nell’interesse dell’Italia.

Achille Bellucci
Presidente di UNCEM LAZIO 


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