Un sigillo-matrice di Pio VI torna a Gerano
Acquistato da un collezionista francese, il reperto racconta la storia amministrativa del paese nel Settecento
GERANO – Un piccolo oggetto in ottone del diametro di soli 32 millimetri ha riaperto un capitolo importante della storia geranese.
Si tratta di un sigillo-matrice del Settecento, acquistato di recente da Giuseppe Tommaso Patrizi da un collezionista antiquario francese. L’oggetto, destinato a lasciare impronte su ceralacca, reca nella parte superiore la tiara papale con le due infule e le crocette, mentre nella parte inferiore campeggia la scritta «GERANO» accompagnata da tre stelle e da una stella di chiusura.
Lo studio approfondito condotto da Patrizi ha permesso di attribuire con ragionevole certezza il sigillo all’amministrazione ecclesiastica di Gerano durante il pontificato di Pio VI (Giovanni Angelo Braschi, 1775-1799).
Il futuro papa, infatti, era già Abate Commendatario dell’Abbazia territoriale di Subiaco dal 1773 e mantenne questo titolo anche dopo l’elezione al soglio pontificio. Gerano faceva parte dei cosiddetti «Paesi insistenti nell’Abbazia di Subiaco», territori sottoposti alla giurisdizione diretta dell’abate.
Le tre stelle sotto il nome del paese costituiscono un chiaro riferimento allo stemma della famiglia Braschi e allo stemma pontificio di Pio VI. La tiara, invece, sottolinea l’autorità pontificia esercitata localmente attraverso la commenda abbaziale. Non si tratta quindi di un sigillo della Curia romana (che avrebbe recato le figure di San Pietro e San Paolo con la legenda «PIVS PAPA VI»), ma di uno strumento di uso quotidiano destinato ad autenticare atti amministrativi, concessioni, corrispondenza e documenti contabili prodotti a Gerano.
Pio VI era profondamente legato a questi luoghi. Già da cardinale aveva visitato Gerano e la Madonna del Cuore. Nel 1789, in occasione della consacrazione della Cattedrale di Sant’Andrea a Subiaco (da lui restaurata), i geranesi gli resero omaggio con una suggestiva infiorata. Quell’evento, documentato e ricordato ancora oggi, rappresenta una delle più belle testimonianze di devozione e di legame tra il paese e il Pontefice. Il sigillo ritrovato si inserisce proprio in questo contesto di stretto rapporto tra Gerano e Pio VI, rafforzando il valore storico e identitario della tradizione dell’Infiorata geranese.
Un elemento particolarmente interessante emerso dallo studio è il confronto con un altro reperto: il timbro ad inchiostro del Gonfaloniere di Gerano.
Mentre il sigillo-matrice è inciso in negativo e funziona solo con la ceralacca, il timbro del Gonfaloniere è realizzato a rilievo e destinato all’uso su carta.
Le prove sperimentali condotte da Patrizi lo dimostrano chiaramente: l’impronta su ceralacca risulta nitida e fedele, mentre il tentativo di usare il sigillo come timbro ad inchiostro produce un’immagine sgranata, con sbavature e con le infule della tiara rovesciate.
Due oggetti simili, diversi, ma complementari: uno espressione dell’autorità abbaziale-papale, l’altro della carica civile locale operante sotto protezione pontificia.
Il ritrovamento e lo studio di questo sigillo non rappresentano soltanto un’operazione di interesse specialistico. Come sottolinea lo stesso Patrizi, si tratta di un atto di valorizzazione del patrimonio locale. Attraverso questo piccolo manufatto è possibile oggi comprendere meglio – e in qualche misura immaginare – il funzionamento concreto dell’Abbazia di Subiaco nella gestione dei centri minori.
Il sigillo restituisce l’immagine di una rete di autorità locale che autenticava atti, amministrava beni e dava forma giuridica alla vita della comunità geranese.
Il lavoro si inserisce nel lungo impegno di ricerca storica che Giuseppe Tommaso Patrizi dedica da anni al proprio territorio, attraverso pubblicazioni, studi d’archivio e il recupero di oggetti e documenti sparsi.
Grazie a questo nuovo tassello, la microstoria di Gerano torna a dialogare con la grande storia della Chiesa e degli Stati pontifici di fine Settecento.
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